|
La
principessa
Non
so come sono arrivata qui… ho solo dei ricordi
confusi, annebbiati, immagini sfuocate che si
sovrappongono nella mia mente…
Ricordo
gli umani, tanti, tutti intorno a me, ricordo le
urla concitate, la confusione, mi girava la
testa, ricordo di essere stata gettata in mezzo
ad un recinto dove c’era un altro cane che mi
guardava, minaccioso; anche a lui, come a me,
avevano insegnato senza troppi mezzi termini che
se volevi sopravvivere dovevi attaccare per
primo, per evitare di essere aggredito,
azzannato e, troppo spesso, bastonato dagli
umani e lasciato senza cibo per giorni.
Ricordo
la paura, terribile, paralizzante, che mi ha
sempre accompagnato fin dall’inizio della mia
esistenza… quella sera ne avevo, molta, forse
più del solito, l’avversario era grosso,
aggressivo, sentivo l’adrenalina scorrermi
sotto pelle… esitai un attimo chiedendomi “perché,
perché devo farlo?” ed un calcio mi
spinse in mezzo al ring. Lui ringhiava,
rabbioso, aveva la bava alla bocca… rammento
di essere balzata quasi inconsapevolmente verso
di lui, poi… più
nulla… i miei ricordi diventano sempre
più confusi, annebbiati, ricordo il sapore del
sangue in bocca, credo di averlo ferito, o forse
era il mio, e poi ricordo il dolore, lancinante,
insostenibile, su tutto il corpo… pensavo
fosse arrivata la fine per me, e la paura mista
all’orrore per tutta quella situazione alla
fine ha avuto la meglio e credo di essere
svenuta.
Troppe
volte avevo vissuto quella scena, troppe volte
avrei preferito morire piuttosto che vivere così,
rinchiusa in una microscopica gabbia e
continuamente “violentata” nel corpo e
nell’anima a suon di bastonate per farmi
diventare cattiva, aggressiva, per far emergere
il killer che gli umani credono si nasconda in
noi… io non sono un killer, o meglio sono
stata costretta a diventarlo per non soccombere,
costretta a combattere una guerra che non mi
appartiene per il sadico piacere di uomini senza
scrupoli, una guerra contro i miei stessi
fratelli… non potevo credere che il mondo
fosse tutto lì, tra le celle, i massacranti
allenamenti forzati ed il ring… eppure era così,
era sempre stato così, avevo visto mutilare ed
uccidere decine di altri cani sera dopo sera,
forse anche dei miei fratelli, non lo so, non me
li ricordo perchè mi hanno strappato alla mamma
troppo piccola, forse timorosi che imparassi
cos’è l’amore, o forse timorosi che si
intenerisse lei…
…chissà
se è ancora viva…
Dopo
quell’ultimo, terribilmente cruento
combattimento credo che i miei “padroni”
mi avessero dato per spacciata, carne da
macello per cui non vale la pena spendere
nemmeno un centesimo, così mi scaricarono
agonizzante in un angolo buio del mondo,
convinti che sarei morta nel giro di poco
tempo… ed anch’io ero certa che quello
sarebbe stato il mio destino… Passavano le
ore, e all’alba avevo ormai la vista
annebbiata dal dolore e dalla paura: ero riversa
ansimante in un lago di sangue, avevo freddo ed
il sole che stava sorgendo non bastava a
riscaldare il mio corpo ferito… il SOLE,
com’era bella però la sua luce, calda e
vitale… fino ad allora l’avevo potuta vedere
di rado dalla gabbia in cui mi tenevano
rinchiusa… intuii allora che il mondo non era
solo quello buio, violento ed infelice che avevo
conosciuto io: poteva dunque essere un posto
migliore in cui valeva la pena di vivere?
Intuivo
di si, ma ero ormai troppo sfinita anche per
pensare. Fu allora che sentii avvicinarsi un
umano e vinta
dal dolore sperai fosse uno di quelli presenti
la sera prima venuto a porre fine alle mie
sofferenze.
Avvertivo
i suoi passi, sempre più vicini, avevo paura,
di nuovo, ma questo umano aveva un buon odore, e
si avvicinava parlandomi con un tono dolce, così
diverso dai suoni duri con cui gli altri umani
si erano rivolti a me fino ad allora. Allungò
una mano e il terrore mi fece raggelare: “ora mi ucciderà”, pensai, ed invece me la passò piano sul
muso sanguinante, delicatamente… non era mai
successo prima di allora, e nonostante il dolore
quel tocco leggero era così piacevole… Poi
disse qualcosa che non capii ed andò via,
e ciò mi fece ripiombare nella cruda
realtà: mi trovavo non so dove ferita
probabilmente a morte ad aspettare che giungesse
la fine… Ma poco dopo l’umano
inaspettatamente
tornò ed aveva in mano una coperta calda
e morbida con la quale mi avvolse e mi caricò
sulla sua auto.
Non
avevo la forza per reagire, ero completamente
inerme, impietrita dal terrore e dal dolore; non
sapevo dove mi stava portando ed ogni scossone
della strada era come un coltello nelle mie
ferite… penso di aver nuovamente perso i
sensi.
Mi
svegliò, non so quanto tempo dopo, l’abbaiare
di altri cani, aprii gli occhi e appresi di
trovarmi in una gabbia più grande di quella a
cui ero abituata, con una cuccia con tante
coperte soffici e la luce del sole che mi
scaldava il corpo e il cuore… certo, c’era
la rete che divideva dalle altre gabbie, ma non
era un posto buio ed angusto, e l’abbaiare
degli altri cani era festoso e poi… c’era Lui,
l’umano che mi aveva salvata era lì accanto a
me, mi accarezzava aspettando il mio risveglio.
Mi allungò una ciotola con tante cose buone che
divorai letteralmente, non avevo mai assaggiato
un cibo così gustoso: pollo, pasta e verdure…
Che lusso!!!
Forse
l’incubo era finito?
Cercai
di alzarmi per mettermi più comoda,
ma un intenso e diffuso bruciore mi fece
ricadere… le ferite non erano scomparse,
purtroppo; ma da allora piano piano, giorno dopo
giorno cominciarono a rimarginarsi. Oltre al mio
“eroe” umano c’erano tante altre persone
gentili, tutti mi portavano qualcosa di buono da
mangiare e mi facevano una carezza.
Dopo
molte cure e un bel po’ di tempo guarii del
tutto, così mi trasferirono in quella che è
ancora oggi la mia “casa”: un altro box più
grande e con un bel prato davanti dove poter
correre; l’unico lato negativo è che ho come
vicini di casa tanti altri cani, e
l’avversione verso di loro proprio non riesco
a farmela passare. Ho però tanti amici umani,
che si occupano di me, mi coccolano e mi fanno
uscire per fare delle belle passeggiate e
giocare con loro.
L’incubo
è davvero finito.
E’
passato ormai tanto tempo, e sono contenta di
non essere morta quella notte; le ferite sul mio
corpo sono completamente guarite, anche se mi
hanno lasciato alcune indelebili cicatrici,
mentre le ferite dell'anima… be’, quelle
probabilmente me le porterò dentro tutta la
vita, insieme a quell’antipatia verso i miei
simili così difficile da superare. Però sono
serena, non ho più paura della vita e del
domani, sono la “Principessa”
del canile, come spesso mi chiama qualcuno dei
miei amici umani,
perché mi piace stare sdraiata sul tetto
della mia cuccia a guardare il mondo un po’
dall’alto.
Sono
una pitbull,
e sono orgogliosa di esserlo, ma non sono più
un killer, ho imparato cos’è l’amore…
sono forse ancora un cane con un carattere
difficile, ma sono certa di poter migliorare con
l’aiuto dei miei amici umani, che con tanto
affetto e pazienza hanno saputo allontanare da
me i fantasmi di un passato da dimenticare e mi
hanno regalato la gioia di vivere, anche se
abito in un canile, e la consapevolezza di
potermi svegliare ogni mattina certa che mai più
nessuno mi farà del male.
KRISTIE

DEDICATO
A BIAGIO…
La
nostra storia è cominciata così, un giorno
come tanti, per caso… come tutte le settimane
sono andata al canile di Rivalta a trovare
i miei sfortunati amici a quattro zampe, e
mentre facevo il solito giro per salutarli tutti
giù in un angolo buio di un box ho visto
spuntare dalla cuccia un naso sconosciuto… era
il tuo. Ho provato ad entrare e tu ti sei
rifugiato nell’angolo più nascosto della tua
cuccia, poi appena mi sono allontanata mi hai
abbaiato, furioso, sei saltato sul tetto della
tua piccola casa e mi hai urlato contro tutto il
tuo dolore, la tua tristezza e la tua rabbia.
Hai
fatto così per mesi, non mi permettevi di
avvicinarmi, troppo spaventato da questa umana
che chissà quali brutti ricordi ti portava alla
mente, e a nulla serviva dimostrarti che le tue
compagne erano contente di vedermi, di farsi
coccolare e di uscire a fare una passeggiata con
me. Già, chissà quante volte ti sei chiesto
dove le portavo e perché tornavano più
contente, ma la curiosità era vinta dalla
paura, dalla diffidenza, e così ti rintanavi
nell’angolo più buio e nascosto del tuo
piccolo mondo, in cui ti sentivi protetto e al
sicuro. Sai, anche con Kelly e Daisy non era
stato facile, sono due signorine che non
concedono la loro amicizia troppo facilmente, ma
con te la sfida si presentava indubbiamente più
ardua; passavano le settimane, e poi i mesi, e
tu non mostravi nessun segno di cedimento,
scontroso e sfuggente, irremovibile sul tetto
della cuccia ad abbaiarmi contro tutto il tuo
malessere.
Mi
faceva male vederti così, e dopo gli infiniti
vani tentativi di conquistare la tua fiducia
ammetto che stavo per arrendermi, ma quel tuo
abbaiare era così straziante e i tuoi grandi
occhioni spauriti così tristi che non potevo
permettere che tu continuassi a vivere pensando
che gli uomini siano tutti come quel
“signore” che si è disfatto di te dicendo
“è troppo spaventato, non lo voglio più”…
nessun essere vivente nasce con il terrore del
mondo, chissà cosa avevi passato, o cosa ti
aveva fatto passare!!
Eri
un osso duro, ma alla fine la mia ostinazione è
stata premiata… quando ormai stavo perdendo le
speranze è avvenuto il “miracolo”: ero
seduta nel tuo box chiedendomi se mai sarei
riuscita a conquistarti, con Kelly e Daisy, le
tue compagne, che si esibivano nelle più
svariate manifestazioni di affetto, e fissavo un
punto nel vuoto cercando una risposta al tuo
comportamento, quando mi sono sentita
annusare da vicino… ho alzato la testa ed eri
tu, a pochi centimetri da me, con lo sguardo
stranito che mi studiavi guardingo captando ogni
mio minimo gesto.
Ti
ho sorriso, ho mosso, piano, una mano per
porgertela, come avevo fatto tante altre volte
quando stavi rintanato nella cuccia e atterrito
dalla paura ti degnavi di darle giusto un’annusatina,
ma questa volta era diversa, per prima cosa sei
indietreggiato appiattendoti sul pavimento , ma
poi hai visto che non succedeva nulla di male,
era solo una mano amica, quindi ti sei
avvicinato, piano, piano, guardandoti mille e
una volta intorno e sussultando ad ogni mio
respiro un po’ più profondo.
Era
difficile per te, lo comprendevo, millimetro
dopo millimetro stavi lottando per abbattere il
muro di diffidenza che ti separava da me e dal
mondo. Ti parlavo dolcemente, assicurandoti che
era tutto a posto, che nessuno ti avrebbe mai più
fatto del male… non so se siano state le mie
parole ma alla fine, dopo tanti indugi hai
appoggiato il tuo muso triste sulla mia mano,
in cerca di tutte le carezze che la vita fino ad
allora ti aveva negato…
Era
fatta… ti avevo finalmente conquistato
Sono
ormai passati un paio d’anni da quel giorno,
tu sei sempre timoroso nei confronti degli
estranei, siano essi uomini o altri cani, e
forse è per questo che vivi ancora in canile,
con le tue inseparabili Kelly e Daisy senza le
quali ti senti perso, però sei felice, le
carezze ora certo non ti mancano più, corri
come un matto nei prati, mi riempi di baci e
vuoi sempre tutte le coccole per te… sei la
mia vittoria Biagio, vederti così diverso da
quando ti ho conosciuto mi riempie il cuore di
gioia, ed ora per gli altri il gioco è più
facile, una volta rotto il ghiaccio concedi la
tua fiducia molto più facilmente, anche se al
primo impatto sei sempre scontroso.
Tu
e le tue “signore” siete i miei angeli
pelosi, e mi regalate gioia di vivere e allegria
ogni volta che vengo a trovarvi, siete un vero
toccasana per le mie giornate NO, mi basta
guardarvi, così vitali e sereni, per far
migliorare il mio umore. Grazie di esistere
Biagio, spero che prima o poi qualcuno sappia
leggere nel profondo dei tuoi occhioni,
attraverso il tuo abbaiare contro la rete del
box, la tua richiesta di attenzioni, e ti regali
così una nuova casa ed una famiglia da amare.
EPILOGO:
Biagio aveva trovato qualcuno che aveva saputo
leggere il suo cuore, ma purtroppo una malattia
infida lo stava consumando, e così la sua
favola da cane libero è durata solo pochi
mesi… ma non smetterò mai di ringraziare
Diego e Valentina che l’hanno amato e curato
fino alla fine… siete stati i suoi angeli, e
lui veglierà sempre su di voi. Ciao Biagio,
sarai sempre nel mio cuore. Lu
La
danza di Potter
Era
da tempo che pensavo di adottare un altro cane,
un cane anziano, uno dei tanti, nei tanti
canili.
Fu per una serie di coincidenze che a casa
nostra arrivò Potter. Potter avrà circa
quattordici anni ed è quasi cieco. Quando arrivò
a casa nostra era triste, impaurito, quasi non
si muoveva.
Poi, con il passare dei giorni, piano piano, la
gioia ricomparve negli occhi spenti di Potter.
Ricordo il primo giorno in cui, al mio ritorno
dal lavoro, Potter danzò.
Sì, avete capito bene, Potter danzò di gioia,
sulle sue quattro zampette, girando su se stesso
ripetutamente, e poi ancora e ancora.
E da allora lo fa sempre, anche dopo la mia più
breve assenza, Potter danza, danza di gioia per
me.
La mia cagnolona Fannie, di quattro anni, mi
esprime tutto il suo amore, ma non come Potter.
Perchè Potter sa qualcosa che Fannie non ha
dovuto imparare. Potter sa che la separazione può
essere lunga, lunga, infinita. Infinita come gli
anni che lui ha passato in canile, ad aspettare,
aspettare, aspettare...
E’ per questo che Potter quando mi guarda vede
la sua luce, è per questo che Potter danza per
me.
Stefania
Montenegro
(testimonianza
liberamente tratta da www.nonsolocuccioli.org)
Come hai potuto?
(ovvero
una storia triste di ordinaria incuria verso chi ci è sempre fedele)
"Quando
ero una cucciola, ti ho divertito con le mie buffonate e ti ho fatto
ridere. Mi chiamavi la tua bambina e nonostante un certo numero di scarpe
rosicchiate ed un paio di guanciali squartati e sparpagliati ovunque, sono
diventata la tua migliore amica.Ogni qualvolta facevo la " discola
" mi agitavi il dito davanti al naso e mi chiedevi " Come hai
potuto?", ma poi cedevi e mi rotolavi sulla pancia per una grattatina.
La mia educazione casalinga fu un po' piu' lunga di quel che pensavi,
perché eri molto indaffarato, ma ci abbiamo lavorato insieme. Ricordo le
notti in cui mi rannicchiavo vicino a te nel letto ed ascoltavo le tue
confidenze ed i tuoi sogni segreti e credevo che la vita non sarebbe
potuta essere più perfetta. Andavamo a fare lunghe camminate e corse nel
parco, giri in macchina, fermate per il gelato (per me solo il cono perchè
"il gelato fa male ai cani", dicevi), ed io mi facevo lunghi
pisolini al sole, aspettando che tornassi a casa alla fine della giornata.
Impercettibilmente, hai iniziato a trascorrere più tempo al lavoro, a
pensare alla tua carriera ed a dedicare più tempo alla ricerca di una
compagna umana. Ti ho aspettato con pazienza, consolandoti comunque nei
dolori e nelle delusioni, non ti ho mai rimproverato per le decisioni
sbagliate e ho salutato con gioia ogni tuo ritorno a casa, anche quando ti
sei innamorato. Lei, che ora è tua moglie, non è "persona da
cani", ma le ho dato comunque il benvenuto nella nostra famiglia,
provando a dimostrarle affetto e obbedendole... Ero felice, perchè tu eri
felice.
Quando sono arrivati i bambini, ho condiviso la vostra agitazione. Sono
stata affascinata dal loro aspetto roseo, dal loro odore e avrei voluto
far loro da madre. Solo voi due potevate temere che potessi far loro del
male, ma ho passato la maggior parte del tempo in un'altra stanza, o in
gabbia. Oh, come avrei voluto amarli, ma sono divenuta una
"prigioniera dell'amore".
Quando hanno iniziato a crescere, sono diventata la loro amica. Si
aggrappavano al mio pelo e si trascinavano sulle loro tremolanti gambette,
mi cacciavano le dita negli occhi, esploravano le mie orecchie e mi
baciavano sul naso. Di loro, adoravo tutto e le loro carezze - perchè le
tue carezze erano ormai diventate così rare - ed io li avrei difesi fino
alla morte, se fosse stato necessario. Avrei voluto sgusciare dentro i
loro letti ed ascoltare le loro ansie ed i loro sogni segreti, ed insieme
avremmo aspettato di sentire arrivare il rumore della tua auto.
C'era un tempo in cui, quando qualcuno ti chiedeva se avessi un cane, tu
tiravi fuori la mia foto dal portafoglio e iniziavi a raccontare di me. In
questi ultimi anni, hai risposto solo "si" e hai cambiato
discorso. Sono passata dall'essere il "tuo cane" a "solo un
cane", e tu a lamentarti per ogni spesa affrontata per me. Ora, hai
l'opportunità di fare una nuova carriera in un'altra città, e tu e loro
vi trasferirete in un appartamento dove gli animali non sono ammessi. Tu
hai preso la giusta decisione per la tua" famiglia", ma c'era un
tempo in cui ero io la tua sola famiglia.
Ero eccitata all'idea del viaggio in auto, fino a quando siamo arrivati al
rifugio per animali. Odorava di cani e di gatti, di paura, di
disperazione. Hai compilato le carte e hai detto "So che troverete
una buona casa per lei". Loro hanno fatto spallucce e ti hanno
guardato con sguardo afflitto. Conoscono la realtà che riguarda un cane
di mezza età, sia pure con le "carte". Hai dovuto staccare le
dita di tuo figlio dal mio collare mentre lui gridava "No, babbo! Per
favore, non lasciare che prendano il mio cane!" Ed ero preoccupata
per lui e di che lezione le stavi giusto impartendo su amicizia e lealtà,
su amore e responsabilità, e sul rispetto per ogni vita. Mi hai dato una
pacca di addio sulla testa, evitando i miei occhi, e ti sei cortesemente
rifiutato di portare con te il mio collare ed il mio guinzaglio. Avevi una
scadenza da rispettare, ed ora anch'io ne ho una che mi attende.
Dopo la tua partenza, le due gentili signore dissero che certamente tu lo
sapevi da mesi di questo trasloco e ciò nonostante non hai fatto alcun
tentativo di trovarmi una buona casa. Scossero la testa e mi chiesero
"Come hai potuto?". Qui al canile, con noi sono premurosi, tanto
quanto lo permettono i loro impegni. Naturalmente, ci danno da mangiare,
ma io già da giorni ho perso l'appetito. All'inizio, ogniqualvolta
qualcuno passava davanti al mio recinto, correvo al cancello, sperando che
fossi tu, - che avessi cambiato idea - che questo fosse tutto un brutto
sogno...o almeno speravo che fosse qualcuno che si interessasse a me,
qualcuno che avrebbe potuto salvarmi.
Quando capii che non avrei potuto competere con lo zampettare di un
cucciolo allegro, inconscio del suo destino, mi ritirai nell'angolo più
lontano ed aspettai. Sentii i suoi passi che venivano per me alla fine
della giornata, e la seguii silenziosamente lungo il corridoio, fino ad
una stanza isolata. Una stanza magnificamente tranquilla. Lei mi piazzò
sul tavolo e mi strofinò le orecchie e mi disse di non preoccuparmi. Il
mio cuore martellava nell' attesa di ciò che stava per succedere, ma
c'era anche un senso di sollievo. La prigioniera dell'amore ha esaurito i
suoi giorni. Come è mia natura, era più preoccupata per lei. Il fardello
che sopporta la opprime profondamente, e lo so, così come conoscevo ogni
tuo umore.
Gentilmente mi ha messo un laccio emostatico su una delle mie zampe
anteriori, mentre una lacrima le scendeva lungo una guancia. Le leccai la
mano così come facevo con te per consolarti tanti anni fa. Senza farmi
male mi infilò l'ago ipodermico in vena. Come sentii la puntura ed il
freddo liquido scorrere nel mio corpo, mi lascia andare sonnolenta, la
guardai nei suoi occhi buoni e mormorai "Come hai potuto".
Forse perchè non capì bene il mio linguaggio canino, mi rispose
"Sono così dispiaciuta". Mi abbracciò ed in fretta mi spiegò
che era il suo lavoro essere sicura che io andassi in un posto migliore,
dove non sarei stata ignorata, o maltrattata o abbandonata, o dove non
avrei dovuto arrangiarmi da sola - un posto di amore e di luce, così
diverso da questo luogo terreno. E con le mie ultime energie, cercai di
spiegarle con un colpo di coda che il mio "Come hai potuto?" non
era rivolto a lei. Era per te, Mio Amato Padrone, era a te che stavo
pensando...Penserò sempre a te e ti aspetterò per sempre. Che tutti ,
nella tua vita, possano continuare a mostrarti così tanta lealtà.
By Jim Willis 2001 traduzione di Patrizia Fiorenzato
|